Il criticismo kantiano, sviluppando l'indirizzo soggettivista impresso alla filosofia da Cartesio aveva considerato il conoscere come attività e non solo come passività. <Io Penso> Cantiano si limitava a sintetizzare e ad organizzare attraverso le forme a priori, la realtà fenomenica e studiando dal proprio orizzonte conoscitivo la cosa in sé. Proprio a partire dal tentativo di superare le contraddizioni rimaste insolute nel sistema kantiano, prende le mosse una nuova corrente filosofica, l'idealismo. Termine con cui si è soliti designare le filosofie che privilegiano le dimensioni, ideale e spirituale della realtà.
L'idealismo e romanticismo.
Il romanticismo e l'idealismo nascono in Germania. L'idealismo è una corrente di pensiero circoscritta al campo della filosofia. Il romanticismo è un movimento di vasto respiro che riguarda la letteratura, l'arte e la poesia. La sua più importante fioritura proprio in Germania, nella prima metà dell'Ottocento, con i confini, dal momento che si diffonde anche in Inghilterra, Francia e Italia e Spagna. Entrambi rappresentano il superamento della ragione illuministica e l'affermazione di una nuova visione del mondo che esalta il sentimento, l'arte e la tradizione. Il termine romanticismo deriva dall'inglese romantic che già alla fine del 600 veniva usato per indicare ciò che di fantastico e irrazionale vi era nel romanzo il romanzo Cavalleresco.
La nostalgia
dell'infinito.
Tale ispirazione nasce da un senso di inquietudine nei confronti di tutto quanto possa costituire un limite ed al profondo bisogno di assoluto. Mentre la filosofia moderna aveva riconosciuto la dimensione propria dell'uomo e l'accettazione del finito, attribuendo il suo superamento soltanto a Dio. La nuova modalità romantica ritiene che ogni individuo abbia un valore assoluto e possa realizzarsi compiutamente soltanto raggiungendoli all'infinito, ossia a dio stesso. L'infinito costituisce pertanto la meta ideale dello spirito romantico, il quale avverte in sé una profonda nostalgia per le proprie origini divine.
L’esaltazione dell’arte: Novalis e Schiller
L’arte e la poesia in particolare rappresentano
negli occhi dei romantici la forma espressiva più matura e compiuta, a cui
l'uomo possa affidarsi. Infatti, e nell'arte che la libertà assoluta e
incondizionata dell'io trova la sua più meravigliosa realizzazione. La
produzione artistica, l'io imita il divino artefice, autore della natura e del
mondo e in quale che modo prolunga la sua stessa attività creatrice. Sulla base
delle indicazioni contenute nella kantiana critica del giudizio, l'opera
artistica viene ricondotta al sentimento, una facoltà che consente di cogliere
l'intima essenza del mondo, la quale sfugge invece la ragione scientifica.
Frutto del sentimento e l'attività estetica, considerata come via di accesso
alla verità e dunque come la forma più alta di filosofia.
Però non Novalis, il poeta sa comprendere il senso
della natura meglio dello scienziato, il segreto della vita meglio del
moralista. E Johann Christoph Friedrich von Schiller nelle celebri lettere
sull'educazione estetica del genere umano a segnalarti il compito di strappare
l'umanità dal giogo tirannico della necessità e renderla finalmente libera per
lui. L'uomo è veramente creatore soltanto nell’attività artistica.
L’esaltazione dell’arte: Goethe e il compito del
genio
Quella dell'artista è una nuova forma di libertà
che deriva dalla capacità di ricongiungere il mondo delle idee al mondo
sensibile. L’arte, infatti, si esprime sempre attraverso elementi della realtà
concreta, le parole, la musica e colori. Tuttavia, nelle forme circoscritte
dell'opera riesce a esprimere l'unità definito e infinito materia e spirito,
attingendo alla profondità originaria della vita e gettando uno sguardo al di
là della astratta speculazione dei filosofi, sul regno della bellezza.
Voi a questa visione estetica si riallaccia Goethe,
il quale afferma il compito creativo del genio artistico. L'uomo di Goethe sa
di non essere Dio, però vuole essere creatore. I suoi piedi sono ben piantati
sulla terra, ma i suoi occhi si elevano all'assoluto. Per Goethe la natura è
divina, cioè si identifica con Dio stesso, il quale ha la forza che regge tutto
e si manifesta nelle forme naturali. Lo scienziato deve cogliere tali forme,
interpretarne il significato, arrivando, decifrare così la volontà di Dio
stesso. In ciò la sua attività si assomiglia a quella del poeta. Si realizza
così una sorta di Unione di scienza e poesia, derivante dalla consapevolezza
del legame intimo tra l'uomo e la vita del cosmo.
L'artista è in definitiva colui che meglio degli
altri riesce a esprimere la duplicità della condizione umana, che da un lato
avverte il mistero che grava su tutto e dall'altro nutre in modo inarrestabile
la nostalgia per un mondo infinito e assoluto.
La rivalutazione della tradizione e la concezione
della storia
L'ideale più completo di umanità si realizza proprio nella storia. Idee per la filosofia della storia dell'umanità secondo Gottfried Herder, divisa in due sezioni, una dedicata allo studio dello sviluppo naturale dell'umanità, l'altra al suo sviluppo storico dalle origini fino ai tempi moderni. Da essa si possono cogliere una visione unitaria del rapporto tra l'uomo e la natura e l'idea della realtà come processo nel quale si manifesta una forza divina che si esprime in forme sempre più complesse ed evolute. A mano a mano che la storia, intesa come progressivo perfezionamento, procede. Herder inoltre, sottolinea l'importanza del linguaggio considerato come il dizionario dell'anima, in virtù del quale il singolo esce dalla sua solitudine e si libera del condizionamento esclusivo degli istinti e delle passioni. Se gli illuministi avevano preferito giudicare il passato alla luce del presente. I romanticismi, invece, considerano le epoche della storia in sé e per sé nei loro valori e nella loro verità.


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