Søren Kierkegaard nacque a Copenhagen nel 1815. Frequentò la facoltà di teologia
ma decise di non intraprendere la carriera di pastore. Ereditò una cospicua
somma che gli permise di non lavorare e di dedicarsi unicamente ai suoi studi. Nella
sua vita decide di rimanere al “punto zero” cioè scelse di non scegliere. A tal
proposito, ruppe anche il suo fidanzamento con Regina Olsen. Morì giovane ma
scrisse numerose opere.
Egli
viaggiò pochissimo fuori dalla sua Danimarca. Compì solamente alcuni viaggi
a Berlino, uno dei quali per presenziare alle lezioni della nuova
filosofia di Schelling. Kierkegaard si rese conto che quella nuova filosofia
era fine a sé stessa, interruppe quindi la frequenza delle lezioni e se ne
tornò a Copenaghen. La sua filosofia prese corpo da un doppio rifiuto,
ossia il rifiuto della filosofia hegeliana e l'allontanamento dal vuoto
formalismo della Chiesa danese.
Quanto alla polemica che egli condusse contro il conformismo religioso, Kierkegaard accusava la Chiesa danese, di essere mondana e di aver tradito gli insegnamenti originari di Gesù Cristo.
In primo luogo, la figura
del padre fu centrale nella sua formazione verrà educato con una rigida
osservanza religiosa. Il luteranesimo a cui il genitore lo aveva introdotto, ed
in particolare un mancato senso del “peccato”, spinsero il giovane Kierkegaard ad
iscriversi alla facoltà di teologia per diventare pastore. Ma il filosofo non
decise mai di intraprendere tale professione.
La vita di Kierkegaard appare
segnata da una “paralisi”, una incapacità di decidere tra le alternative che
si presentarono nella sua vita, una indecisione perenne che lo portarono ad
identificare se stesso come un “contemplativo” che osservava con distacco la
vita più che viverla scegliendo.
Kierkegaard pone l'uomo di
fronte alla drammaticità dell'esistere, che risiede proprio nell'evitabilità
della decisione tra termini assolutamente contraddittori e inconciliabili. Oltre
alla già richiamata polemica contro la chiesa luterana, colpevole di
aver trascurato il messaggio rivoluzionario del Vangelo e di aver trasformato
la religione in una serie di massime razionalmente condivisibili e, quindi, in
una sorta di buon senso comune, l'altro fronte su cui si esercita la polemica
di Kierkegaard è Hegel. Kierkegaard afferma la soggettività della
verità mentre la riflessione oggettiva di Hegel rende il
soggetto un che di accidentale, facendolo quasi sparire in favore del pensiero
astratto, la vera filosofia dovere la capacità di illuminare
l'esistenza.
Il pensiero soggettivo di
Kierkegaard è il pensiero del concreto esistente, che nulla ha a che
vedere con la ragione trascendentale kantiana o con la ragione astratta
hegeliana; un pensiero che è infinitamente più interessato all’esistenza
stessa, con i suoi fatti concreti e la sua drammaticità che
neanche la Cristianità stabilita è in grado di cogliere.

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